Sangue d’Europa

sull’imminente referendum nel Regno Unito

di Francesco Schettino

A poche ore dalla celebrazione del referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione europea ci sembra opportuno proporre alcune riflessioni indipendentemente dall’esito che la chiamata alle urne di giovedì 23 potrà avere. Innanzitutto vogliamo impostare un ragionamento sullo stato dell’Unione europea e della crisi capitalistica più in generale: prendendo in considerazione, per esigenze di spazio, solo l’ultimo decennio già è possibile individuare alcuni elementi utili a delineare le motivazioni più di rilievo che hanno determinato la situazione all’interno di cui si barcamenano gli stati europei alla viglia di un appuntamento così di rilievo.

Partiamo dunque dall’emersione della crisi capitalistica di fine 2008: risultato fenomenico delle difficoltà in cui, da almeno 40 anni, il capitale versava nella sua interezza, allora esplodeva con violenza inaudita negli USA, investendo immediatamente tutti i paesi dell’Europa, a causa dell’elevata interconnessione garantita dalla mondializzazione del capitale. Va precisato che, in tale epoca, i principali paesi dell’Unione europea navigavano in acque per quanto critiche, sostanzialmente stabili, mentre dall’altra parte dell’oceano segnali di un’imminente esplosione del bubbone della crisi, che da anni covava sotto l’epidermide, e che veniva regolarmente allontanata grazie a guerre o finti attentati, erano sempre più evidenti. Dunque, nei mesi subito successivi al fallimento di Lehman Bros. fu chiaro che il grande ammalato era il sistema statunitense, mentre l’economia europea, per quanto colpita dalle difficoltà del principale partner commerciale (nonché maggiore investitore), non semrava essere afflitta da nuove e inattese problematiche interne. Solo qualche mese dopo, e in particolare agli inizi del 2010, il capitale a base dollaro, accortosi della possibilità di scaricare gran parte delle nefandezze frutto della crisi sui fratelli nemici legati all’euro, ordì un piano per attaccare e colpire a morte l’Unione europea e l’euro (si veda anche “Metti una sera a Manhattan”, La Contraddizione no. 130). La debolezza delle istituzioni europee, Bce in testa, impossibilitata a intervenire per un sistema normativo contorto e scellerato che la regolava, permise al capitale legato al dollaro di inserire il cuneo nel ventre molle d’Europa, la Grecia, speculando fortemente sul suo debito pubblico e continuando poi nella danza mortale anche sugli altri paesi del meridione d’Europa – Italia, Portogallo, Spagna – determinando veri e propri sconvolgimenti sociali che derivavano da una crisi di entità senza precedenti.

È stato probabilmente, questo, l’ultimo atto di una conflittualità tra capitali che, da una parte ha determinato una sudditanza dell’area euro a quella del dollaro (e su questo gli accordi TTIP la raccontano lunga), e dall’altro ha generato una sfiducia straordinaria sia nelle istituzioni europee che nella unificazione monetaria. Le accuse alla Germania, mal poste finché di natura esclusivamente nazionalistica e dunque non di classe, e la richiesta di uscita dalla moneta unica hanno finito per unire su posizioni talvolta francamente imbarazzanti rispettabili intellettuali marxisti con infidi, opportunisti e destroidi sedicenti opinionisti o studiosi. A ciò si è aggiunto lo straordinario flusso di migranti fuggiti dai paesi affamati dall’imperialismo o dalle guerre per interposta persona dei governi degli stati a capitalismo avanzato. Tutto ciò sta da anni mettendo a repentaglio il già fragile equilibrio sociale presente nella maggior parte dei paesi Ue: il risultato più ovvio e scontato, e foraggiato anche dal capitale, che dalla guerra tra poveri ha sempre da guadagnare, è stato una feroce emersione della feccia razzista e xenofoba che in poco tempo ha trovato congrua rappresentanza politica anche a livello parlamentare (in particolare si veda il caso di Le Pen).

Dunque, in questo momento in Europa si intersecano pesanti problematiche inerenti una crisi per la quale è difficile individuare sicure vie d’uscita, quali: disuguaglianze crescenti all’interno dei singoli paesi e tra i membri dell’Ue (in particolare tra Piigs e gli altri); sacche di povertà e disoccupazione che difficilmente verranno riassorbite; generazioni perdute; forte immigrazione, quotidiane allerte terrorismo, rafforzamento di razzisti e fascismi. In un quadro così delineato, si sta per concretare uno dei passaggi più importanti della storia moderna: l’adesione o l’uscita de Regno Unito dall’Ue. Non è un segreto, infatti, che, per quanto esso non abbia aderito all’Unione monetaria europea (per questioni inerenti il mai eliminato rapporto col dollaro USA), rappresenti comunque la seconda economia a livello continentale, dopo la Germania e prima della Francia. La sua fuoriuscita, dunque, indebolirebbe significativamente l’Ue, fornendo un ulteriore elemento di destabilizzazione alle sue già mal messe condizioni.

Non va mai dimenticato che, sommando i Pil di tutte le economie europee, l’Ue finisce per essere il bacino di domanda pagante più importante del mondo: pertanto, un suo indebolimento colpirebbe contraddittoriamente tutti i capitali, quelli asiatici e legati al dollaro compresi. Quindi, se l’esito fosse quello del Brexit, oltre all’Europa ne uscirebbe, in senso più ampio, con le ossa rotte tutto il sistema del capitale che, peraltro, se la cava molto male in attesa dell’esplosione, forse imminente, della bolla speculativa formatasi anche grazie alle spettacolari iniezioni di liquidità degli ultimi anni (i cosiddetti quantitative easing), e al probabile rialzo dei tassi da parte di tutte le banche centrali del mondo. Piccoli capitali locali, al contrario, potrebbero avvantaggiarsi da una situazione del genere, ma la questione sarebbe di scarso peso nel bilancio complessivo di un esito di questo tipo.

Non è un segreto che, per prevedere quel che avviene a livello politico internazionale, è di straordinaria utilità osservare gli indici di borsa mondiale che mentono poco e spesso sono molto più efficaci di mille parole di sedicenti opinionisti o di sicofanti d’accademia prezzolati dal capitale stesso per sostenere l’una o l’altra opinione. Un esempio di scuola è quello della settimana precedente l’11 settembre 2001 in cui la borsa Usa osservò le perdite più pesanti dal …1929 a quel momento: quel che accadde dopo è storia che conosciamo sin troppo bene. Prendendo ad esempio l’andamento del Ftse/Mib, ma potremmo fare altrettanto anche con indici simili di altri paesi europei, si osserva con chiarezza che a fronte di un drammatico crollo delle prime due settimane del mese di giugno (dal 30 maggio al 15 maggio) in cui la borsa aveva perso 2 mila punti su 18, da giovedì 16 il recupero è stato impressionante (+1,2 mila pts). Questo tipo di dinamica è del tutto analoga all’andamento del tasso di cambio della sterlina sul dollaro, che proprio da quel giorno ha iniziato ad apprezzarsi dopo un brusco crollo; stesso discorso per il famigerato spread ridottosi rapidamente. Verrebbe, a questo punto, da chiedersi quale è l’elemento che ha permesso un’inversione di tendenza così netta e drastica: la risposta è che, senza dubbio, i risultati dei sondaggi sul Brexit che, proprio dal venerdì passato, 17 giugno, hanno iniziato ad allontanare l’ipotesi di uscita del Regno unito dall’UE, relegando le sue probabilità ad uno scarno 30%, quando ad inizio mese aveva superato il 50%, hanno avuto un ruolo preponderante.

Ma, andando più a fondo nella questione, viene da domandarsi quali possano essere gli elementi che abbiano permesso un cambiamento così rilevante nelle opinioni dei britannici dinanzi all’opportunità di uscire dall’Ue: non c’è alcun dubbio che la barbara uccisione della deputata Cox abbia rivestito da questo punto di vista avuto una funzione cruciale. Da quel momento, la levata di scudi da parte di grande parte della stampa britannica, di star di ogni tipo (persino il presidente della Federcalcio inglese), e anche l’apparente “pentimento” di molti di coloro che dal primo minuto avevano sostenuto l’opportunità di uscire dall’Ue ha rapidamente capovolto il senso comune inglese e tirato lo sprint verso il referendum di giovedì in una direzione inequivocabile.

Non ci sono evidentemente elementi materiali che possano confermare l’ipotesi che la Cox sia stata l’agnello sacrificale per la “salvezza” capitale europeo (e forse di quello mondiale) ma di certo, mantenendo un rigore logico nell’analisi dei fatti, risulta se non altro bizzarro che appena dopo l’efferato omicidio, le borse, allora aperte, invece di incrementare le perdite (come accade di norma a seguito di atti terroristici) hanno iniziato la virata instradando i principali indici su quel rally che ancora oggi continua a portare euforia sulle piazze finanziarie. Del resto il capitale ci ha abituato alla sua spietatezza e alla sua laica freddezza: eliminare uno o più soggetti, o persino popolazioni intere, al fine di garantire profitto è una costante nella sua storia e di questo dobbiamo saper prendere atto senza aver timore.

Chissà se forse tra una ventina di anni, uscirà un libro di un (falso) pentito dei servizi segreti che ci racconterà la vera storia dell’omicidio Cox: allora in molti ricorderanno di averlo pensato e forse riusciranno a vedere con un’altra chiave di lettura una questione così cruciale. Ma questo per il capitale poco conterà, giacché sarà troppo tardi per creare problemi: presumibilmente in quel momento sui volti dei veri artefici dell’operazione monterà un ghigno ironico pensando al sangue di quella donna che, inconsapevolmente, provò a salvare l’Ue e, in parte, il modo di produzione del capitale da una nuova gravissima crisi.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...